8° Convegno Nazionale

20-21 Marzo 2026
GLI STRUMENTI DIGITALI CAMBIANO IL MODO DI FUNZIONARE DEL CERVELLO?
COSA PUO' FARE LA SCUOLA PER AGGANCIARE I SUOI STUDENTI E AIUTARLI A NON DIVENTARE PASSIVI?
TRA ALTO POTENZIALE, ADHD, DISLESSICI, ETC, SIAMO TUTTI CERTIFICABILI?
Ormai tutto è mediato dal digitale: un ricordo, un messaggio, un’immagine, l’ascolto di un testo…
Siamo tutti “onlife” come ci ricorda Luciano Floridi.
La rivoluzione è arrivata senza avvertire.
Ma come siamo cambiati nell’era di Google e cosa può fare la scuola per aiutarci a crescere?
GLI INTERVENTI
DEI NOSTRI RELATORI
STEFANIA MILLEPIEDI
«ADHD, NON SIAMO PIÙ CAPACI
DI STARE ATTENTI?»

Tra gli interventi più stimolanti dell’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia in corso a Bologna allo Zanhotel, la relazione di Stefania Millepiedi accende i riflettori su una domanda tanto provocatoria quanto attuale.
In un’epoca dominata da stimoli continui e tecnologie sempre più pervasive, è naturale chiedersi: è cambiata la nostra capacità di attenzione o è cambiato il contesto in cui la esercitiamo?
L’ADHD non è una semplice difficoltà a concentrarsi ma un funzionamento neurobiologico complesso che oggi si confronta con un ambiente profondamente diverso rispetto al passato. La scuola, però, spesso continua a richiedere modelli attentivi rigidi, poco allineati con la realtà quotidiana degli studenti e delle studentesse.
La riflessione proposta invita a spostare lo sguardo: non solo “quanto” riusciamo a stare attenti ma “come” costruiamo le condizioni che rendano possibile l’attenzione. Tecnologia, didattica e neuroscienze devono dialogare per creare ambienti di apprendimento più inclusivi, capaci di valorizzare le differenze.
CHRISTINA BACHMANN
«FACCIAMO I CONTI CON I NUMERI CHE MENTONO»
Facciamo i conti con i numeri che mentono — e con le differenze di genere nella matematica
Nel suo intervento al Convegno SOS Dislessia, Christina Bachmann ci invita a non accettare i numeri alla lettera ma a interpretarli con spirito critico: perché dietro a una cifra spesso ci sono storie complesse, contesti educativi e pregiudizi impliciti.
Un esempio chiaro lo offre l’ultimo rapporto OCSE PISA sulla matematica:
In media nei paesi OCSE, i ragazzi ottengono punteggi più alti delle ragazze in matematica — circa 9 punti di differenza a favore dei maschi nel test PISA 2022.
Questo divario non è uniforme in tutti i paesi, ma in molti sistemi educativi, Italia compresa, risulta tra i più marcati.
Ma attenzione: questi dati non dimostrano che biologicamente un genere sia “migliore” dell’altro nella matematica. Anzi, le stesse analisi OCSE sottolineano che le differenze di rendimento variano molto da paese a paese, e in alcuni casi le ragazze superano i ragazzi in matematica.

Ciò che spesso i numeri “mentono” non è il fenomeno in sé, ma le narrazioni semplificate che ne derivano:
- che i ragazzi siano “naturalmente più bravi” a matematica
- che le ragazze non debbano aspirare a percorsi STEM
- che la matematica sia una competenza fissa e immutabileIn realtà, fattori come stereotipi di genere, fiducia in se stessi, aspettative scolastiche e approcci didattici influenzano profondamente i risultati delle studentesse e degli studenti.
Come sottolinea Bachmann, fare i conti con i numeri significa capire cosa ci dicono davvero — e cosa non ci dicono — sui processi di apprendimento delle persone con DSA in particolare, per costruire scuole che non solo misurino, ma anche comprendano e valorizzino ogni talento.
GIACOMO STELLA
«LA VITA ONLIFE:
SIAMO SEMPRE GLI STESSI?»

La vita onlife: siamo sempre gli stessi?
Al Convegno SOS Dislessia, Giacomo Stella neuropsicologo e direttore scientifico di SOS Dislessia ci invita a riflettere su come l’esperienza digitale stia trasformando chi siamo e come apprendiamo.
Ecco alcuni punti chiave del suo intervento:
- La vita “onlife” – sempre connessi, tra social, messaggi e strumenti digitali – cambia le nostre abitudini cognitive e relazionali.
- Non siamo più semplicemente offline o online: la tecnologia entra nelle nostre emozioni, nei nostri processi di pensiero, nel modo di apprendere.
- Questa continua interazione con il digitale può influenzare attenzione, memoria, gestione delle informazioni e percezione di sé, soprattutto negli studenti con DSA.
La sfida non è rinunciare al digitale, demonizzare l'AI (ribattezzata da Stella come l'Amico instancabile) ma guidare l’esperienza onlife per far sì che diventi uno strumento di crescita e non di sovraccarico.
Stella ci ricorda che la tecnologia non ci rende “altri”, ma modifica la nostra interazione con il mondo. Riconoscere questi cambiamenti è il primo passo per accompagnare ragazzi e ragazze verso un uso consapevole e inclusivo delle risorse digitali.
SERGIO MESSINA
«LETTURA DIGITALE VS LETTURA ANALOGICA»
Lettura digitale vs lettura analogica: come cambia il cervello dei ragazzi
Al Convegno SOS Dislessia, Sergio Messina, neuropsichiatra infantile, ci porta al cuore di un fenomeno sempre più evidente: la lettura digitale sta trasformando il nostro modo di leggere e pensare.
Alcune osservazioni chiave:
- La lettura digitale favorisce scorrimento veloce e zig-zag, ma spesso riduce la lettura profonda.
- La concentrazione diminuisce, mentre cresce un’attenzione diffusa e rapida.
- Spesso deleghiamo la memoria ai dispositivi, affidandoci a ciò che è subito disponibile online. - Si sviluppa una preferenza per stimoli visivi e immediati, a scapito della ricchezza del linguaggio: alcune aree cerebrali legate al linguaggio possono impoverirsi, riducendo il nostro vocabolario attivo.
Ma non tutto è negativo:
Non sprecare energia per ricordare ciò che resta disponibile e accessibile online può liberare risorse cognitive per pensiero critico e creatività.

È possibile guidare questa fase di transizione dal cartaceo al digitale in modo consapevole, combinando memoria personale e memoria transattiva, cioè l’uso intelligente degli strumenti digitali come estensione della mente.
La sfida per educatori e genitori è chiara: accompagnare i ragazzi nel nuovo ecosistema digitale, offrendo stimoli mirati e strumenti che sviluppino sia la comprensione profonda sia la capacità di navigare l’informazione in modo critico.
FABIO CELI
«L’ADOLESCENZA È UNA MALATTIA?»

Al Convegno SOS Dislessia, lo psicologo e psicoterapeuta Fabio Celi invita a ripensare la visione comune dell’adolescenza. Spesso si tende a patologizzare comportamenti naturali: ribellione, rottura delle regole, esplorazione dei confini. Ma come spiega Celi, rompere l’uovo è necessario per nascere, così come l’adolescente deve rompere il “cordone ombelicale” simbolico per aprirsi a una nuova vita.
L’adolescenza non è una patologia. Siamo noi, adulti e società, che a volte siamo malati di prestazionismo: se le cose non vanno secondo le aspettative, subito scatta la diagnosi.
La chiave, sottolinea Celi, non è controllare o correggere, ma ascoltare e accogliere, dare spazio alla crescita senza soffocare la naturale esplorazione. Perché la maturità non nasce dall’obbedienza ma dalla libertà di confrontarsi con se stessi e il mondo.
SAMANTA PARISE
«LA TECNOLOGIA ACCESSIBILE»
Tecnologia accessibile: siamo davvero pronti a usarla?
Tra gli interventi più stimolanti dell’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia in corso a Bologna allo Zanhotel, la relazione di Samanta Parise, Apple Professional Learning Specialist, accende i riflettori su una domanda tanto concreta quanto attuale.
In un’epoca in cui gli strumenti digitali sono sempre più presenti nelle aule, è naturale chiedersi: la tecnologia è davvero accessibile o siamo noi a non sfruttarne ancora il potenziale?
La tecnologia accessibile non è semplicemente un insieme di strumenti “in più”, ma un modo diverso di progettare l’apprendimento, capace di rispondere alle diverse modalità con cui studenti e studentesse apprendono. Oggi, però, la scuola spesso fatica a integrare queste risorse in modo sistematico, lasciandole ai margini invece che renderle parte della quotidianità didattica.

La riflessione proposta invita a spostare lo sguardo: non solo “quali” strumenti utilizziamo ma “come” costruiamo ambienti in cui quegli strumenti diventino realmente inclusivi.Tecnologia, didattica e formazione devono dialogare per creare contesti di apprendimento più equi, capaci di valorizzare le differenze e promuovere l’autonomia.
DANIELE BARCA
«ORALITÀ, SCRITTURA, IA: SERVE ANCORA IMPARARE A LEGGERE E A SCRIVERE?»

Un’altra riflessione emersa dall’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia in corso a Bologna allo Zanhotel arriva dall’intervento di Daniele Barca - Dirigente Scolastico IC3 di Modena - che porta al centro una domanda tanto provocatoria quanto attuale.
In un’epoca in cui l’Intelligenza Artificiale è sempre più presente nei processi di produzione e comprensione dei testi, è naturale chiedersi: ha ancora senso dedicare tanto tempo all’apprendimento della lettura e della scrittura o stanno cambiando le competenze di base?
Oralità, scrittura e IA non sono dimensioni in contrapposizione, ma forme diverse di accesso, costruzione ed espressione del pensiero. Oggi, però, la scuola spesso continua a privilegiare modelli tradizionali, senza interrogarsi abbastanza su come questi stiano evolvendo nel mondo reale.
La riflessione proposta invita a spostare lo sguardo: non solo “se” sia ancora necessario imparare a leggere e a scrivere ma “come” queste competenze possano trasformarsi e integrarsi con le nuove tecnologie.
Didattica, linguaggi e innovazione devono dialogare per costruire ambienti di apprendimento più attuali, capaci di sviluppare pensiero critico, consapevolezza e competenze realmente utili nel presente.
DANIELA DI DONATO
«AI COMPAGNA DI SCUOLA. PERCHÉ INSEGNAMENTO E APPRENDIMENTO DOVREBBERO TRASFORMARSI»
Se l’Intelligenza Artificiale entra sempre più nella quotidianità degli studenti e delle studentesse, è inevitabile chiedersi: cosa cambia davvero nel modo di insegnare e apprendere? Possiamo continuare con gli stessi modelli o serve una trasformazione più profonda?
Pensare all’AI come “compagna di scuola” significa superare l’idea di strumento occasionale e riconoscerla come presenza costante nei processi cognitivi. Questo implica un cambiamento non solo tecnologico, ma culturale: dalla trasmissione dei contenuti alla costruzione guidata della conoscenza, dalla risposta giusta alla capacità di porre domande significative.
In questo scenario, il ruolo del docente evolve: non più solo facilitatore, ma progettista di esperienze di apprendimento in cui l’AI diventa occasione per sviluppare spirito critico, consapevolezza e autonomia. Allo stesso tempo, anche gli studenti sono chiamati a un uso più responsabile e riflessivo degli strumenti digitali.

Di tutto questo e di tanto altro ha parlato la docente, formatrice e tutor Unitus Daniela Di Donato all’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia in svolgimento a Bologna allo Zanhotel nel suo intervento dal titolo: “AI compagna di scuola: perché insegnamento e apprendimento dovrebbero trasformarsi?”
CLAUDIA LIUZZI
«APPRENDIMENTO INTELLIGENTE:
UN MEZZO, NON IL FINE»

Dalle riflessioni emerse all’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia in corso a Bologna allo Zanhotel, l’intervento di Claudia Liuzzi Logopedista e Apple Teacher di SOS Dislessia invita a fermarsi su un punto tanto semplice quanto fondamentale.
In un momento in cui si parla sempre più di strumenti “intelligenti” e di innovazione tecnologica, è naturale chiedersi: stiamo davvero migliorando l’apprendimento o rischiamo di confondere i mezzi con gli obiettivi?
L’apprendimento intelligente non coincide con l’uso di tecnologie avanzate, ma con la capacità di scegliere e utilizzare strumenti adeguati ai bisogni reali di studenti e studentesse. In questa prospettiva, anche le soluzioni digitali più evolute devono essere lette come supporti, non come risposte definitive.
Per chi presenta DSA o altre difficoltà, questo significa costruire percorsi in cui gli strumenti – analogici o digitali – siano al servizio della comprensione, dell’autonomia e del benessere, evitando sovraccarichi e semplificazioni eccessive.
La riflessione proposta invita a spostare lo sguardo: non solo “quali” strumenti utilizziamo ma “perché” e “per chi” li scegliamo.Didattica, tecnologia e consapevolezza professionale devono dialogare per mantenere al centro l’apprendimento, senza perdere di vista il suo vero significato.
ANTONIO LEO
«L’ ALGORITMO COME FARMACO:
ANALISI DELLE POTENZIALITÀ E DEI LIMITI DELLE DIGITAL THERAPEUTIC
A chiudere il quadro delle riflessioni dell’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia in corso a Bologna allo Zanhotel, l’intervento di Antonio Leo Neurologo e Direttore sanitario del Santa Chiara, apre uno sguardo su un confine ancora poco esplorato: quello tra tecnologia e salute.
Se gli algoritmi possono intervenire nei processi cognitivi e comportamentali, è inevitabile chiedersi: quando la tecnologia diventa davvero “terapeutica”? E quali sono i limiti da considerare?
Le digital therapeutics rappresentano una frontiera innovativa, in cui software e protocolli digitali vengono utilizzati per supportare o integrare trattamenti clinici. In ambito educativo e neuropsicologico, questo significa poter intervenire in modo mirato su attenzione, memoria e funzioni esecutive, aprendo nuove possibilità anche per studenti e studentesse con difficoltà specifiche.

Ma ogni potenzialità porta con sé anche delle criticità. L’efficacia di questi strumenti dipende da validazione scientifica, contesto d’uso e supervisione professionale. Il rischio, altrimenti, è quello di affidare all’algoritmo un ruolo che richiede invece una visione clinica e pedagogica integrata.
